Trigger Points e trattamento

ITrigger points also cause symptoms as diverse as dizziness, earaches, sinusitis, nausea, heartburn, false heart pain, heart arrhythmia, genital pain, and numbness in the hands and feet. Trigger points sono  la causa di   ulteriori  sintomi    quali  vertigini, otiti, sinusite, nausea, bruciore di stomaco,  appendicite acuta,   dolore al petto e al braccio, aritmia cardiaca, dolore genitale  e intorpidimento alle mani e ai piedi. Even fibromyalgia may have its beginnings with myofascial trigger points. Questi sintomi sono gli stessi  riscontrati nelle fibromi algia; difatti, la fibromialgia può avere il suo  esordio con un punto trigger mio fasciale trascurato e non trattato.
Questi sintomi coesistono nei fenomeni di reclutamento  dei trigger points satelliti e secondari   che sembrano controllati del sistema nervoso autonomo (S.N.A.) (simpatico e parasimpatico). Infatti il S.N.A.    controlla l’attività dei visceri, cuore, ghiandole, vasi sanguigni, muscolatura liscia. Le afferenze degli stimoli nocicettivi , somatici e viscerali,  possono formare archi riflessi a livello del midollo e dare un dolore riferito   in un area lontana detta  “bersaglio”   come il dolore alla spalla causato dall’ angina pectoris, oppure il dolore al dorso della  mano    causato da un trauma locale o da una  epicondilite   nel “gomito del tennista” .   Nel caso in cui vi sia incertezza sul rapporto tra trigger point e area bersaglio, il blocco del T.P. attraverso l’infiltrazione di anestetico locale,  può   assumere un valore diagnostico.

 

Trattamento delle “Sindromi Miofasciali”

Fortunatamente, il dolore e i sintomi associati ai  punti trigger, sono facilmente   diagnosticabili anche attraverso modelli prevedibili riportati  su mappe umane. Infatti  le zone  muscolari interessate dai T.P. sono  le stesse (o sono in correlazione)  ai  punti di stimolazione nei massaggi shatzu e nell’agopuntura cinese. Queste due  metodiche sono antichissime e risalgono a più di  5000 anni fa.

Localizzazione dei T.P. miofasciali più frequeti
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L’applicabilità degli schemi terapeutici per la risoluzione dei T.P., ha subito un incredibile rallentamento  per il  disorientamento e la confusione, attraverso  gli studi scientifici elaborati da vari autori,    che si era venuta a creare per  la vasta terminologia  utilizzata   nel descrivere lo stesso fenomeno di nodularità muscolare palpabile,   di dimensioni diverse e la cui stimolazione provocava ugualmente dolore locale e riferito.  Le  terminologie   più utilizzate    nel corso degli anni  sono state: - aree ipersensibili, - mialgia reumatica, -reumatismo non articolare, -mialgia idiomatica, aree mialgiche, -mialgie, -miite cronica, - calli muscolari, - sciatica muscolare, -aree trigger, -miofascite, -trigger points, - trigger points miofasciali, - sindrome agico-disfunzionale miofasciale, -fibrosite, -miofibrosite interstiziale, -ipersensibilità delle terminazioni nervose (o punti nervosi), miogeoni, - - indurimenti muscolari (calcificazioni), -sindromi della parete toracica, -il gomito del tennista, ed altre terminologie ancora…. Oggi    il termine  “Sindrome Miofasciale”  in relazione ai trigger points è stato adottato dall’OMS nella cassificazione delle patologie algo-disfunzionali.
Sono stati descritti anche i “ trigger points non miofasciali”   che non rientrano, cioè, nel gruppo  dei T.P. miofasciali e che per i quali deve essere effettuata una corretta diagnosi differenziale. Essi sono   esiti cicatriziali  doloranti cutanee  e  muscolari,  fibromialgia,   punti doloranti fasciali   e legamentosi presenti nei legamenti e nelle capsule articolari, punti dolenti periostali con proiezione a notevole distanza. Inoltre molte patologie  possono scatenare  sintomi simili ai T.P. quali artriti, artrosi, borsiti, tendinite, nevralgia trigeminale, glossofaringea e sfenopalatina, neoplasie  e dolore psicogeno.  
La diagnosi differenziale tra “Sindrome miofasciale “ e “Fibromialgia”  è abbastanza complicata per le note connessioni tra le due patologie. La prima interessa più la massa muscolare mentre la seconda interessa più la parte fibroso-connettivale.  La Fibromialgia è un enorme contenitore di T.P. cronici  con un sacco di strani sintomi dolorosi  in tutto il corpo derivanti, nella maggior parte,  dal sistema nervoso vegetativo. Studi scientifici  hanno ipotizzato  che la patologia inizia da un punto trigger non trattato. 

Prima di iniziare un trattamento locale, bisogna fare una accurata mappa dei trigger points disegnandoli con una crocetta  sulla cute del paziente. Accanto alla crocetta sarà opportuno segnare, per ogni punto,l’intensità del dolore. Il criterio di intensità è dato sia dalla risposta verbale del paziente che dai segni classici dell’iperpatia.
Una semplice classificazione da questo punto di vista potrebbe essere la seguente:
0 = assenza di T.P. o di aree mialgiche
+ o 1 = leggero dolore senza iperpatia
++ o 2  = dolore medio  con modesta iperbati
+++ o 3 = dolore intenso con iperbati
++++ o 4 = dolore massimale con violenta iperpatia

 

Il trattamento dei T.P.
When you know where to look, trigger points are easily located and deactivated with simple techniques of self-applied massage. Il  punto trigger, nella fase di recente insorgenza e/o attivazione,  può essere  bloccato con semplici tecniche di auto-massaggio applicato con i polpastrelli delle  dita   oppure attraverso l’ausilio di strumenti rotondeggianti e morbidi come le palline da tennis.
Ci sono alcuni T.P. che si possono reperire facilmente in base ai sintomi sviluppati come nel caso  dei  T.P.  ubicati  nel muscolo sub-occipitale, nell’angolo toraco-lombare,  nei muscoli scaleni,  nei muscoli paravertebrali, nei muscoli interspinosi, nel muscolo massetere della mandibola,  negli estensori dell’avambraccio,  nel muscolo piccolo,   medio e grande  gluteo, nel muscolo psoas, nel muscolo vasto laterale della coscia, nei muscoli dell’arco del piede etcc…

  • Il  self-trattamento diretto   del T.P è la forma di manipolazione. Più naturale,  sicura  ed   efficace e di solito può essere eliminato entro tre , dieci giorni nella fase acuta e   di almeno  sei settimane nella fase cronica.

 
                     

Esempio di self-trattamento dei Trigger Points

                                     

  Esempio di self-trattamento dei trigger points



 

Esempio di self-trattamento dei trigger points

 

  • La manipolazione può essere eseguita più efficacemente dell’algologo e viene  meglio definita  come tecnica  “rolfing” dal nome della Dott.ssa   Ida Rolf  che la iniziò a praticare già dal 1940.   Si  applica una pressione sul punto dolente per circa 30 minuti facendo fare, contestualmente  e/o al termine della pressione, alcuni movimenti del muscolo o dei muscoli interessati. Il lavoro è messo in pratica sul tappeto di un pavimento di legno per agire sui sistemi gravitazionali  e  per  poter ricercare l’armonia nella postura e nel movimento. Questa metodica   si applica, più frequentemente, per i T.P. dei muscoli della colonna vertebrale.

Tratto da 'G. C. Balboni et al. Anatomia Umana E.E edi.ermes, Bologna 1977'.  
Punti trigger della colonna vertebrale

Con  il metodo “rolfing”  viene interrotto il circolo vizioso che alimenta il T.P.   Per ottenere risultati soddisfacenti  con  questo  ormai antico trattamento  si richiede   un numero variabile,  da 3 a 20,  di sedute  in base alla cronicità del T.P.    Cioè le sedute variano  in base alla quantità di componente fibrotica  presente nel T.P. rispetto a quella muscolare e al tempo trascorso dall’inizio della comparsa del dolore al momento del trattamento.



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