Trigger Points e trattamento

L’assenza del flusso capillare blocca il metabolismo aerobico per la mancanza di substrati necessari come l’ossigeno e il glucosio e, inoltre,  non permette  la rimozione di metaboliti tossici prodotti dal metabolismo anaerobico che si innesca. Il punto trigger, pertanto, è un nodo in una fibra muscolare costituito da una massa di sarcomeri in stato di massima e continua contrazione patologica. Il dolore viene provocato dall’accumulo dei rifiuti chimici tossici prodotti dal metabolismo anaerobico( acido lattico,    C02 etcc..), non rimossi (sequestrati), e dalla liberazione di sostanze vasoattive  che irritano le terminazioni nervose  coinvolte dando inizio ad un  micro nucleo infiammatorio responsabile, appunto, del dolore. In tali circostanze, infatti, l’aumento della  permeabilità  dei capillari  e la conseguente stasi, provoca un circolo vizioso di  infiltrazione leucocitaria (chemiotassi verso la sede del danno), infiammazione, edema, ischemia , eccitazione delle terminazioni nervose e invio di segnali di dolore al sistema nervoso centrale.  I meccanismi che danno luogo ad un dolore percepito lontano dal T.P. sono tanti e tutti riconducibili alle modulazioni sinaptiche che avvengono a livello del midollo spinale (input) e alle risposte del sistema nervoso centrale autonomo e simpatico   nelle differenti parti de corpo (output).

Meccanismo del trauma e attivazione dei trigger points miofasciali

 

Simons e Viaggi hanno  dimostrato, in seguito alle loro ricerche, che   i punti grilletto  rappresentano  il  75%  di tutti i problemi patologici in toto che generano dolore. Del resto la  massa  muscolare, che conta oltre 400 muscoli, rappresenta una parte importante del nostro organismo,   circa il 50% del peso corporeo. I muscoli, che sono quelli detti “volontari” poiché vengono comandati dalla nostra volontà attraverso il sistema nervoso centrale, sono macchine in continuo movimento e, che per questo, si possono rompere facilmente. Il rischio di disfunzione per il tessuto muscolare è tanto più alto quanto più lungo, complesso e potente è il movimento. Di solito gli addetti ai lavori per la terapia del dolore mostrano più attenzione ad altri apparati, come quello scheletrico (“mal di ossa”) e quello articolare, ignorando totalmente quello muscolare. I pazienti giungono dall’algologo esperto  al termine di un lungo percorso diagnostico, cioè dopo   che sono  stati sottoposti “dai medici specialisti” a centinaia di esami clinici e strumentali senza giungere ad una diagnosi convincente,   senza aver tovato la causa del problema e senza aver provveduto a dare sollievo al dolore.        I punti grilletto miofasciali sono stati cassificati da Travell e Simons  come  “attivi o latenti”; Il P.T. attivo è quello che causa di disfunzione e dolore focale e ha come riferimento una  eziologia varia che va dalla  discopatia cervicale e lombare agli esiti di laminectomia, alle metastasi vertebrali, alla sindrome articolare temporo-mandibolare e tante altre. Il P.T.    latente, invece,  causa solo  la disfunzione nel muscolo colpito senza dolore e può rimanere, in questo stato,  silente e  per anni ed  essere improvvisamente riattivato da traumi, da sovraccarico eccessivo della colonna, da stiramento muscolare acuto,  da squilibri posturali e da tante altre cause ancora.

I Trigger points attivi, infatti, possono  essere la causa di molteplici patologie come il  mal di testa, il dolore al collo, il mal di denti, il dolore  alla mandibola, la lombalgia, la lombosciatalgia, la sindrome  del gomito del tennista,  la sindrome del tunnel carpale, la periartrite scapolo-omerale,  la sindrome delle gambe senza riposo,  la    patologia da microtraumi ripetuti in medicina del lavoro e in medicina dello sport. They are the source of the pain in such joints as the shoulder, wrist, hip, knee, and ankle that is so often mistaken for arthritis, tendinitis, bursitis, or ligament injury. Essi rappresentano i responsabili iniziali  del dolore  delle principali  articolazioni  come la spalla, il polso, l’anca, il ginocchio, la caviglia. In questi casi, frequentemente i  T.P.    vengono  scambiati per  artriti,  tendiniti,  borsiti  e lesioni  di legamenti.

La cefalea è spesso un sintomo tipico della patologia  disfunzionale dell’apparato stomatologico.
Una classificazione del National Institute of Neurological Disease, USA, distingue 15 tipi di cefalee di diversa origine; nei soggetti portatori di alterazioni disfunzionali della masticazione, la cefalea, l’emicrania,  può essere causata da contratture muscolari, cioè da  trigger points oppure  di origine muscolare e vascolare insieme.
E’ infatti dimostrato come la muscolatura masticatoria alterni periodi di ischemia, durante la contrazione, a periodi di abbondante irrorazione durante il rilassamento tra due atti masticatori.



Il disegno è una rappresentazione di varie fibre muscolari in un punto trigger del muscolo sternocleidomastoideo tipico nelle cefalee:
La  lettera A è una fibra muscolare in un normale stato di riposo, né allungato né contratto. La distanza tra le  bande Z  entro la fibra definisce la lunghezza dei singoli sarcomeri. Il sarcomero corre  lungo la  fibra  perpendicolare alle  bande Z.
Lettera B è un nodo in una fibra muscolare costituito da una massa di sarcomeri  in stato di massima e costante contrazione che caratterizza un trigger point .  L’ aspetto a nodo bulboso  della contrazione indica come questo  segmento di fibra muscolare sia  diventato  più ampio  e più breve.  

Lettera C è la parte della fibra muscolare che si estende dal nodo di contrattura del muscolo  per la restante lunghezza. Nota la maggiore distanza tra le bande Z, che dimostra come la fibra muscolare  è   mantenuta allungata e  in  tensione   dal nodo  contratto.  
Questo particolare punto trigger potrebbe causare mal di testa sull’  occhio sinistro e, talvolta, alla parte superiore della testa.

 


P.S. I contenuti di questo sito hanno esclusiva finalità di informazione e in nessun caso possono sostituire una consulenza medica di un professionista qualificato.