Il dolore da cancro

La strategia più efficace  èla personalizzazione del trattamento nel  selezionare  gli analgesici  e/o   gli adiuvanti   prendendo in considerazione:

  • il tipo di dolore (acuto, persistente, nocicettivo, neuropatico etcc..);
  • intensità del dolore;
  • potenziale tossicità analgesica (per esempio, età, danno renale, malattia dell'ulcera peptica, trombocitopenia);
  • condizioni generali della persona;
  • condizioni cliniche simultanee;
  • risposta ai farmaci precedenti o attuali;
  • costo per la persona e la famiglia;
  • setting di cura.

La  strategia del trattamento è l’individuazione del metodo e della via di somministrazione  che quasi sempre risulta essere quella accettata dal paziente. Quando è possibile bisogna:
- eliminare l’enorme disagio della dipendenza dalla somministrazione dei farmaci ad ore fisse e da coloro che la devono somministrare;   
- minimizzare l’angoscia della consapevolezza di dover ingurgitare la o le pillole contro il cancro,
-riappropriare il paziente della propria libertà  da orari fissi.
Per i  pazienti   portatori di impianti sottocutanei  di dispositivi  port-a -cath,  il metodo che più soddisfa i tre punti sopraelencati è rappresentato dall’uso di apparecchi ad infusione continua portatili e poco ingombranti come gli elastomeri, la  PCA, etc.. 

Il SSN è strutturato in maniera tale che il medico di famiglia sia il riferimento immediato del paziente  malato di cancro dato che è la persona che conosce lo stato di  salute del suo assistito e che, quindi, lo aiuta a orientarsi  su come accedere alle cure specialistiche del Servizio Sanitario Nazionale.     Il “medico di base”, per questo motivo,   è  sempre il primo ad iniziare la terapia  del dolore del suo assistito. Questo   implica, da parte del medico, la conoscenza dei criteri semiologici atti a diagnosticare la natura del dolore (viscerale, somatico, neuropatico, misto) per impostare già da subito una corretta terapia. Infatti, se viene iniziata  una errata terapia,  questa potrebbe danneggiare tutto il processo terapeutico futuro. Per il trattamento del dolore da cancro non serve   conoscere molti farmaci ma serve formulare   una giusta diagnosi e una valida sequenza della   somministrazione dei farmaci.
Spesso, invece, succede   che si va alla ricerca di nuovi farmaci perché  quelli già in uso non funzionano più.  I medici  non   si interroga sul fatto che “forse non è il farmaco giusto” e/o “forse non è il dosaggio giusto”. Per questa ragione quando si  cambia  un farmaco e sempre indice di  un fallimento diagnostico.
Nel   ricercare la “dose efficace”  per il  protocollo terapeutico di un paziente,    si deve  tener presente che per il 1° e 2° scalino delle linee guida dell’OMS   presentano il cosiddetto  “effetto tetto” e cioè esiste una dose limite oltre la quale ogni ulteriore aumento del dosaggio, non segue un aumento dell’effetto. Da ciò è possibile percepire il momento adatto per utilizzare i  farmaci collocati sul gradino più alto della scala OMS dal momento che cambiare un farmaco posto sullo stesso gradino,  anche se di struttura diversa , non induce alcun miglioramento del dolore per il paziente e,   oltre a tutto, comporta un ritardo nel percorso  terapeutico per il controllo del dolore.
Il medico di base dovrebbe aver  acquisito, inoltre, che, per ottenere un’analgesia  efficace, i farmaci utilizzati nel trattamento del dolore non vanno mai somministrati al bisogno, ma sempre in modo continuo  per  mantenere costanti i livelli ematici.  
L’analgesico ideale” spesso è costituito da un cocktail di farmaci la cui composizione  spaventa il medico di base, il paziente e,  ancor di più, il familiare. I  farmaci  più temuti sono il “cortisone” e la “morfina”. Il medico di base, che dovrebbe essere il medico di fiducia che rassicura il paziente sulla relativa innocuità  di questi farmaci in comparazione alla gravità della patologia,    spesso invita  il paziente alla sopportazione e a tirare aventi il più possibile. Ovviamente tutti questi pregiudizi sono venuti fuori  soltanto dall’uso non corretto di questi farmaci   che   portano inevitabilmente all’insorgenza di effetti collaterali precoci  (emorragia gastrica, nausea, vomito, stipsi, insonnia, micosi etcc..).  Come  è noto, gli effetti collaterali sono causa di ulteriori disagi  e    sofferenze per il paziente malato di cancro.
Per i motivi sopra  illustrati, la terapia antalgica, nel dolore da cancro, dovrebbe essere sempre impostata e   coadiuvata dal medico di base esperto o, in alternativa  dall’algologo negli ambulatori di terapia del dolore. Solitamente risulta dannoso il passaggio da uno specialista all’altro (neurologo, ortopedico, oncologo, chirurgo generale etcc…. ) alla ricerca della giusta terapia.

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